venerdì, novembre 25, 2005
demoliscono in una frazione di secondo tutti i tuoi castelli di cuori e picche. Lasci il letto sfatto, provi a fuggire in una realtà di versi magici, a volare con le tue ali di carta, ma dura solo un attimo, il tempo
di una recita in maschera che già conosci; poi il vento cessa, la tastiera torna silenziosa, le tue mani immobili. Ti risenti inutile e lo schermo nero
tradisce le solite macchie di polvere, quella che pensavi, ch'eri sicuro d'aver spazzato ieri, in un giorno che ora ti sembra troppo lontano per essere vero. Qui non c'è nulla: soltanto questo forte abbraccio che vi
mando, prima che lo schermo si oscuri e la mancanza di coraggio lo ingoi.

gli ultimi raggi
del crepuscolo,
volteggi,
urli
la tua libertà.
Piccola barca oscillante,
minuscolo granello
di sabbia io, ti scorgo,
sognando d'essere
la tua spiaggia,
la nave che seguirai
in folli traversate.
Mentre guardo acque cristalline
il suono di un clacson lontano
-dice "Sveglia, mordi la vita".

